
2 | Domenica 30 Marzo 2014
La Buona Notizia della IV Domenica di Quaresima
30 marzo 2014 - a cura di don Carmine del Gaudio
Domenica scorsa un incontro, tra Gesù e la Samaritana, è stato per noi luce sulla ricerca di Dio da
parte di un’umanità ferita dal peccato ma bisognosa di Dio, di grazia. Gesù ha aspettato al pozzo l’arrivo
della donna. Come altrove è Gesù che chiama alla sua sequela i pescatori, l’esattore delle tasse, ecc…
Quest’oggi la scena cambia: non aspetta Gesù l’arrivo di qualcuno (il pozzo..l’incontro…la storia nuova…)
non passa sotto un albro di sicomoro e fa scendere Zaccheo, non sta passando oltre e viene fermato
dalle grida di Bartimeo: questa volta è Gesù che “vede” un cieco ai margini della strada della storia e
delle convivenza civile.
Dopo il tema dell’acqua che zampilla per la vita, torna il tema caro a Giovanni: il tema della luce che
percorre ripetutamente il Vangelo di Giovanni.
Nel tema della luce vorrei mettere in risalto la proposta che soggiace a questo brano e a tutta la Parola
della domenica: quella di convertirsi al modo di guardare di Dio. E ne abbiamo veramente bisogno.
Dalla prima lettura di oggi (Primo libro di Samuele: 16,1b.4.6-7.10-13) apprendiamo che Dio non “vede”
le apparenze. Tanto è vero che In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno
e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi gli un re». Samuele fece
quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il
Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato,
perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il
cuore». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette gli e Samuele ripetè a Iesse: «Il Signore
non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a lesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose
Iesse: «Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse:
«Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò
a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Alzati
e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del
Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Dio così fa la storia, con gli ultimi, perché in essi sa vedere quello che gli occhi umani non riusciranno
mai a vedere.
Il dramma della luce già nel Prologo viene richiamata: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.
La luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,4-5). Dolorosa questa posizione
degli uomini che riutano la luce per rimanere nelle tenebre: e così riutano anche la luce che viene
da Dio. Eppure vita e luce sono due simboli strettamente congiunti. Però viene prima la vita e poi la
luce. Infatti non si afferma che la luce era la vita degli uomini ma che la vita era la luce degli uomini.
Come a dire che la luce della vita non è una luce viva ma una vita luminosa. Ora questa luce conosce
un vero e proprio dramma: la luce brilla nelle tenebre ma le tenebre l’hanno riutata. Nel testo di oggi
il vangelo ci ricorda quanto riportato in 8,12: “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà
nelle tenebre ma avrà la luce della vita”. Gesù non è mai denito semplicemente come “luce” ma “luce
degli uomini” o “luce del mondo”. Gesù è una luce “per”, una luce che rischiara qualcuno. Ed è una luce
per tutti, non soltanto per pochi eletti. E’ anche una luce esclusiva: cioè non c’è altro modo di vedere
il volto di Dio. L’umanità di Gesù rende visibile l’invisibile. La vita luminosa è resa magnicamente dal
piccolo brano agli Efesini (5,8-14): Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore.
Comportatevi perciò come gli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e
verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che
non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da
[coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perno parlare, mentre tutte le cose apertamente
Comentarios a estos manuales